Tecniche avanzate
Tecniche avanzate.
Le tecniche avanzate di PMA si differenziano dalle tecniche di base perché comportano una manipolazione dei gameti femminili e maschili, e perché prevedono quasi sempre una fecondazione in vitro. La principale di queste tecniche si chiama appunto FIVET, una sigla che significa Fecondazione in Vitro ed Embrio-Transfer: si tratta in sostanza di fecondare gli ovociti in vitro e di trasferire poi nell'utero gli embrioni ottenuti.
La FIVET è la madre delle tecniche avanzate di PMA. L'altra importante tecnica avanzata, la ICSI, se ne differenzia solo per il modo in cui avviene la fecondazione. Esistono poi altre tecniche che rappresentano varianti minori della FIVET e che sono meno usate.
La FIVET.
Una FIVET è una procedura complessa che si snoda nell'arco di almeno 4 settimane e si articola in varie fasi, alcune delle quali possono variare a seconda del protocollo terapeutico scelto dal medico. In linea di massima un ciclo di FIVET prevede alcune tappe essenziali che descriveremo in dettaglio nei paragrafi seguenti: una serie di analisi preliminari; una terapia ormonale per stimolare le ovaie a produrre molti follicoli; il prelievo degli ovociti dai follicoli; la fecondazione degli ovociti; il trasferimento in utero degli embrioni ottenuti; una terapia di sostegno della fase post-transfer; e infine - naturalmente! - un test di gravidanza.
Analisi preliminary.
Se siete arrivati alla FIVET sicuramente avete già fatto molti esami, ma al momento di sottoporvi alla FIVET ne dovrete fare (o ripetere) altri.
Infatti per disposizione del Ministero della Sanità per accedere a un ciclo di FIVET bisogna avere eseguito una serie di analisi preliminari, che servono a ridurre il rischio che eventuali patologie della donna o dell'uomo interferiscano con la terapia; ad esempio bisogna ripetere le analisi relative a malattie come la rosolia e la toxoplasmosi, che sarebbero pericolosissime in caso di gravidanza. Inoltre se è previsto che il prelievo degli ovociti avvenga in anestesia sono richieste alcune analisi preanestesia.
In genere ogni centro fornisce l'elenco delle analisi preliminari richieste, che possono prevedere alcune variazioni a seconda del tipo di problema riproduttivo della coppia o di altri elementi che il medico giudica rilevanti.
Ecco un elenco delle analisi preliminari solitamente richieste; abbiamo messo tra parentesi quelle che in genere sono richieste solo in casi particolari o che non tutti i centri richiedono:
- Per la donna:
- Per l'uomo:
gruppo sanguigno
cariotipo
G6PDH
screening della fibrosi cistica
elettroforesi dell'emoglobina
VDRL (e TPHA)
HCV (cioè epatite C) e markers epatite B
HIV
ecografia pelvica
(ecografia al seno)
(dosaggi ormonali)
pap-test
tampone vaginale con ricerca di clamidia, micoplasma e tricomonas anticorpi per rosolia, toxoplasmosi, citomegalovirus, herpes
gruppo sanguigno
cariotipo
G6PDH
screening della fibrosi cistica
elettroforesi dell'emoglobina
VDRL (e TPHA) HCV (cioè epatite C) e markers epatite B
HIV
spermiogramma
(tampone uretrale)
Se è prevista l'anestesia per il prelievo degli ovociti per la donna si aggiungono le analisi preanestesia: emocromo completo, VES, tempo di Quick, PT-PTT, transaminasi, glicemia, (trigliceridi), (NA e K), (gamma GT), (sideremia, ferritina, transferrina), elettrocardiogramma.
Alcuni di questi esami, come il cariotipo, restano validi per sempre, mentre altri scadono. Ogni centro ha le sue regole riguardo alla scadenza delle analisi, ma in linea generale nessuna analisi resta valida oltre 6 mesi; le analisi preanestesia devono essere più recenti, di solito non oltre 2 mesi prima dell'intervento.
La soppressione.
Quasi sempre una FIVET prevede una fase chiamata soppressione, che consiste nel sopprimere l'attività dell'ipofisi per impedire che essa, a un certo punto del ciclo, scateni l'ovulazione – un evento assolutamente normale in un ciclo naturale ma che, se avvenisse durante una FIVET, manderebbe tutto a monte: la FIVET richiede infatti che gli ovociti siano prelevati dai follicoli per essere poi fecondati in vitro, e una ovulazione spontanea li disperderebbe prima che siano prelevati.
Per evitare questa eventienza (che nelle prime FIVET, negli anni '70 e '80, era molto frequente e causava la cancellazione di circa il 25% dei tentativi) bisogna bloccare l'attività dell'ipofisi, cosa che può essere ottenuta con due tipi di farmaci: gli analoghi del GnRh e gli antagonisti del GnRh
Analoghi e antagonisti agiscono in modo diverso e con tempi diversi: gli analoghi richiedono più giorni per sopprimere l'ipofisi, mentre gli antagonisti agiscono più rapidamente. Quindi in una FIVET gli analoghi devono essere presi per vari giorni (come minimo a partire dallo stesso giorno in cui inizia la stimolazione), mentre gli antagonisti possono essere presi per pochi giorni verso la fine della stimolazione, quando i follicoli sono quasi maturi.
La scelta del tipo di soppressione, che è un elemento essenziale del protocollo della FIVET, viene fatta dal medico in base alla sua esperienza e alle sue convinzioni su qual è il protocollo migliore per quella paziente. Il protocollo scelto può comportare anche differenze nel tipo di stimolazione, dunque ne può venire fuori un'ampia gamma di possibilità.
Comunque i protocolli basilari e più diffusi sono tre:
- (1) protocollo lungo (o down-regulation): la soppressione viene fatta con un farmaco agonista a partire dal ciclo precedente a quello della FIVET, ad esempio a partire dal 21° giorno. La stimolazione inizia poi al 2°-3° giorno del ciclo successivo, quando l'attività dell’ipofisi è già completamente soppressa e non ci sono più FSH e LH in circolo.
- (2a) protocollo corto (o flare-up): la soppressione viene fatta con un farmaco agonista a partire dal 2° giorno del ciclo FIVET, cioè in concomitanza con l'inizio della stimolazione. Questo protocollo sfrutta ai fini della stimolazione l'improvviso rilascio di ormoni sessuali (chiamato in inglese flare, cioè "fiammata") che si verifica subito dopo l'assunzione dell'agonista, e perciò è ritenuto più aggressivo ai fini della stimolazione ovarica.
- (2b) protocollo corto con pillola (o microflare): è come il (2), con la differenza che la dose di agonista è ridotta e che nel mese prima della FIVET si prende la pillola anticoncezionale.
- (3) protocollo con antagonisti: si inizia la stimolazione senza fare alcuna soppressione e poi, quando i follicoli sono ben sviluppati, si assume per 2-4 giorni un farmaco antagonista per impedire l'ovulazione spontanea.
La stimolazione.
Il successo di una FIVET dipende molto dalla stimolazione ovarica, che induce le ovaie a produrre più follicoli contemporaneamente e dunque consente di recuperare più ovociti da fecondare.
Perciò, tranne in casi particolari, una forte stimolazione ovarica è parte essenziale di una FIVET, anche se la quantità e il tipo di stimolazione può variare anche molto da caso a caso: si può andare da 75 a 900 UI di farmaco al giorno, a seconda delle caratteristiche della paziente. Ad esempio si userà una dose maggiore se la donna ha l'FSH alto e dunque ci si aspetta che le sue ovaie reagiscano poco alla stimolazione, mentre si userà una dose più bassa se la donna ha le ovaie policistiche (che tipicamente reagiscono molto alla stimolazione). Inoltre anche la stessa donna può reagire diversamente alla stimolazione da ciclo a ciclo, dunque non è raro che la stimolazione venga aggiustata in base a quel che succede di giorno in giorno.
La stimolazione si fa quasi sempre con gonadotropine.Si possono usare farmaci a base solo di FSH o anche farmaci che contengono LH.
Esistono dunque molti protocolli possibili a seconda del tipo di farmaco, della dose e dell'eventuale aumento o diminuzione della dose (a volte si parte con una dose più bassa che viene poi aumentata, a volte si parte con una dose più alta per poi diminuirla verso la fine della stimolazione).
Il monitoraggio.
Qualunque sia il protocollo adottato durante la stimolazione è indispensabile un monitoraggio costante dello sviluppo follicolare, eseguito tramite ecografie e dosaggi dell'estradiolo (ormone il cui aumento va di pari passo con lo sviluppo dei follicoli).
Il monitoraggio è indispensabile non solo per valutare l'efficacia della stimolazione ma anche per controllare l'eventuale insorgenza di una iperstimolazione ovarica, che è la più pericolosa complicanza di una FIVET.
Di solito il monitoraggio inizia dopo 5-6 giorni di stimolazione e prosegue poi a giorni alterni o quotidianamente.
Le ecografie consentono di misurare il numero e il diametro dei follicoli, mentre i dosaggi dell'estradiolo indicano come procede il loro sviluppo. La situazione può essere molto diversa da donna a donna (e anche da ciclo a ciclo per la stessa donna), dunque non c'è un numero giusto di follicoli o un livello giusto di estradiolo: 4 follicoli possono essere un ottimo risultato per una donna di 42 anni con l'FSH alto e un pessimo risultato per una donna di 25 anni con l'FSH basso. In linea generale una buona risposta alla stimolazione potrebbe consistere nel vedere 10 follicoli di almeno 20 mm di diametro, con un valore di estradiolo di circa 2000 pg/ml (ci si aspetta di trovare circa 200 pg/ml di estradiolo per ciascun follicolo maturo).
Qui accanto, l'mmagine ecografica di un'ovaia durante la stimolazione: sono visibili vari follicoli, che appaiono come palline nere. I punti rossi evidenziano un follicolo maturo, di 17 mm di diametro.
Quando le ecografie e i dosaggi mostrano che i follicoli hanno raggiunto un buon grado di sviluppo, si somministra una dose (in genere 10.000 UI) di gonadotropina corionica), che simula il picco di LH e porta i follicoli alla maturazione finale. Poiché l'ovulazione avviene circa 36 ore dopo l'assunzione di HCG, il prelievo degli ovociti si esegue entro 36 ore dall'iniezione.
IL pick up.

Il prelievo degli ovociti o pick-up consiste nel prelevare gli ovociti da dentro i follicoli in modo da poterli poi fecondare in vitro.
Fino alla metà degli anni '80 il pick-up avveniva per via laparoscopica, cioè tramite una piccola incisione nell'addome. Oggi questo metodo è quasi totalmente abbandonato (si usa solo in rarissimi casi in cui le ovaie non sono raggiungibili in altro modo) ed è sostituito dal metodo transvaginale: si inserisce un ago sottilissimo nella parete della vagina e, sotto la guida delle immagini ecografiche, si raggiungono i follicoli e si aspira il liquido che contengono.
La foto qui accanto a sinistra mostra gli strumenti che servono per un pickup, mentre la foto a destra è l'mmagine ecografica di un pickup: la parte evidenziata in blu è l'ovaia, l'ago è la forma bianca allungata che si vede in alto a destra.
L'intera procedura dura pochi minuti, a seconda della quantità di follicoli da aspirare: possono volerci 5 minuti se ci sono pochi follicoli o 20-30 minuti se ci sono molti follicoli o se sono messi in modo tale che è più difficile raggiungerli.
Il liquido follicolare, nel quale "nuota" l'ovocita, viene raccolto in una provetta e inviato subito in laboratorio, dove viene controllato al microscopio per cercare gli ovociti (invisibili a occhio nudo). Nelle foto qui sotto: a sinistra, una provetta che contiene liquido follicolare aspirato dalle ovaie durante il pick-up; a destra, dischetti che contengono liquido follicolare aspirato dalle ovaie durante il pickup: quello illuminato, sotto il microscopio, sta per essere esaminato alla ricerca di un ovocita.


Il pick-up può essere fatto in anestesia locale o in sedazione generale. L'anestesia locale consiste in una iniezione di anestetico sul collo dell'utero, mentre la sedazione generale è una sorta di anestesia generale, ma più leggera, durante la quale si perde conoscenza. Il vantaggio dell'anestesia locale è che non servono analisi preanestesia e non si perde mai coscienza. Lo svantaggio è che non elimina il dolore: gran parte delle donne che hanno sperimentato il pick-up in anestesia locale dicono di avere sentito dolore (in misura variabile dal sopportabilissimo allo svenimento) durante la procedura. Con la sedazione generale, invece, il pick-up è del tutto indolore. Lo svantaggio è che servono analisi preanestesia aggiuntive e che ci sono più rischi di complicanze dovute all'anestesia (che comunque sono rarissime). La scelta del tipo di anestesia dipende spesso dal centro più che dalla paziente: molti centri pubblici non usano la sedazione per carenza di anestesisti, mentre gran parte dei centri privati preferisce ricorrere alla sedazione.
Dopo il pick-up la donna viene tenuta in osservazione per qualche ora, per controllare che non ci siano complicazioni e, se ha fatto la sedazione generale, per assicurarsi che abbia riacquistato un buon livello di coscienza. Di solito si viene dimesse dal centro 2-3 ore dopo il pick-up, con l'avvertenza di passare il resto della giornata a riposo e di contattare il medico per qualunque malessere dovesse insorgere. Se il pick-up è stato fatto in sedazione generale nelle 24 ore successive non bisogna guidare, fare attività impegnative o prendere decisioni importanti perché i riflessi restano offuscati.
La fecondazione.
Subito dopo il pick-up gli ovociti vengono esaminati per valutarne lo stadio di maturazione. Infatti per poter essere fecondato l'ovocita deve trovarsi in una precisa fase di maturazione, chiamata metafase II. Gli ovociti immaturi devono essere messi in incubazione per almeno 12 ore prima di essere fecondati; non sono invece utilizzabili gli ovociti luteinizzati, cioè troppo maturi.

Dopo il primo esame gli ovociti vengono messi in coltura in un apposito liquido e poi incubati per almeno 3 ore in una macchina che mantiene costante la temperatura (circa 37 gradi), l'umidità e altri parametri.
Nel frattempo l'uomo deve produrre tramite masturbazione un campione di liquido seminale. Per l'uomo è un momento stressante, e talvolta l'ansia è tale da non riuscire a eseguire il prelievo. Per eliminare i rischi di questa reazione emotiva alcuni centri fanno consegnare un campione di seme qualche giorno prima del pick-up, in modo da congelarlo e tenerlo da parte per ogni evenienza. Se non è stata presa questa precauzione e il prelievo non riesce, l'unica soluzione è fare il pick-up e tentare di congelare gli ovociti, rinviando la fecondazione a un altro momento. Nei casi di azoospermia è possibile recuperare gli spermatozoi direttamente dai testicoli tramite un intervento chirurgico.
Una volta ottenuto il campione, il liquido seminale viene esaminato per controllarne la qualità e per prepararlo alla fecondazione. La preparazione può variare a seconda della qualità degli spermatozoi; se il seme è di pessima qualità servono procedure più complesse per recuperare una quantità di spermatozoi mobili e morfologicamente normali sufficienti a fecondare gli ovociti.
E' in questa fase che si decide se fare una FIVET o una ICSI: nel primo caso ovociti e spermatozoi vengono messi a contatto nel liquido di coltura e si lascia che "facciano tutto da soli"; nel secondo caso si inietta uno spermatozoo in ciascun ovocita .Di solito l'indicazione a fare una ICSI anziché una FIVET è emersa già prima in base delle varie analisi diagnostiche, ma spesso la decisione di optare per la ICSI è presa all'ultimo momento a seconda della qualità degli spermatozoi e della quantità di ovociti recuperati.
Quanto al numero di ovociti da fecondare la scelta dipende da vari fattori, inclusi eventuali obblighi di legge.In alcuni Paesi la legge impone dei limiti al numero di embrioni che si possono produrre, e questo comporta fecondare solo un certo numero di ovociti; se ad esempio non si possono creare più di 3 embrioni, bisognerà fecondare al massimo 3 ovociti – con il rischio però di ottenere solo 1-2 embrioni da trasferire (o nessuno!) perché le percentuali di fecondazione non è mai il 100%: nelle donne più giovani la percentuale può essere dell'80%, ma in media è del 60% e, nelle donne meno giovani, può non superare il 30%. Se non ci sono limiti imposti dalla legge si possono fecondare tutti gli ovociti disponibili per poi valutare, in base al numero di embrioni che si sono prodotti, quanti possono essere trasferiti subito in utero e quanti sono da congelare.
Dopo essere stati fecondati gli ovociti vengono rimessi in coltura per alcune ore. Il controllo dell'avvenuta fecondazione avviene infatti 16-20 ore dopo l'incontro dei due gameti: se c'è stata la fecondazione dentro l'ovocita sono visibili i due pronuclei femminile e maschile, che contengono rispettivamente il patrimonio genetico della donna e dell'uomo. A questo punto non si parla più di ovocita ma di zigote.
La foto qui a sinistra mostra un ovocita fecondato, cioè uno zigote, come appare il giorno dopo la fecondazione: i due circoletti al centro sono i pronuclei, che contengono il DNA maschile e femminile, mentre la corona che circonda l'ovocita è la zona pellucida.
Se c'è solo il pronucleo femminile significa che non c'è stata fecondazione, mentre se ce ne sono tre significa che la fecondazione è avvenuta in modo anomalo. La foto qui a destra mostra appunto uno zigote triploide, cioè che contiene 3 pronuclei anziché 2 (dunque contiene 69 cromosomi anziché 46). Poiché si tratta di anomalie genetiche incompatibili con lo sviluppo di un embrione vitale, questi zigoti non saranno trasferiti nell'utero.
Gli zigoti si sviluppano secondo un percorso ben preciso. Anzitutto i due pronuclei si fondono in un unico nucleo che conterrà 46 cromosomi, 23 da parte della donna e 23 da parte dell'uomo; poi la nuova cellula comincia a dividersi con un ritmo intenso, che la porta in pochi giorni a superare il centinaio di cellule:
- circa 48 ore dopo la fecondazione, cioè il 2° giorno dopo il pick-up, l'embrione è formato da almeno 4 cellule.
- circa 72 ore dopo la fecondazione, cioè il 3° giorno dopo il pick-up, l'embrione è formato da almeno 8 cellule; in questa fase lo zigote si chiama morula (in latino "piccola mora") perché è formato da un gruppo di cellule che somigliano a una mora
- al 4° giorno dopo la fecondazione l'embrione raggiunge lo stadio chiamato morula compatta: è formato da 16-32 cellule che si uniscono molto strettamente e al suo interno inizia a formarsi una cavità piena di liquido, chiamata cavità blastocistica
- al 5° giorno dopo la fecondazione l'embrione diventa una blastocisti: le sue cellule, 32-64, smettono di essere totipotenti e iniziano a dividersi in uno strato esterno, che formerà la placenta, e in uno strato interno, dal quale si svilupperà l'embrione vero e proprio
- al 6°-7° giorno dopo la fecondazione la blastocisti inizia a impiantarsi nell'utero; non è un evento istantaneo ma un processo complesso che si concluderà circa 14 giorni dopo la fecondazione: a quel punto la gravidanza sarà iniziata

Il transfer.
Gli embrioni possono essere trasferiti nell'utero a vari stadi del loro sviluppo.
La maggior parte dei centri li trasferisce quando sono allo stadio di 4-6-8 cellule, dunque il transfer avverrà al 2° o al 3° giorno dopo il pick-up (ad esempio se il pick-up è avvenuto di domenica il transfer avverrà il martedì o il mercoledì). Se si è deciso di portare gli embrioni allo stadio di blastocisti il transfer avverrà al 5° giorno dopo il pick-up Se viene fatta una biopsia embrionale il transfer avviene di solito al 4° giorno dopo il pick-up.
Quanto al numero di embrioni da trasferire, la scelta dipende da molti fattori, tra cui la qualità degli embrioni e l'età della donna. Il principio generale è trovare una via di mezzo tra il desiderio di ottenere una gravidanza e la necessità di evitare una gravidanza plurigemellare: trasferire più embrioni significa aumentare la probabilità di una gravidanza ma anche il rischio di una gravidanza multipla, molto pericolosa per la donna e per i bambini (è molto difficile portare avanti una gravidanza con 4-5 feti).
La maggior parte dei centri sceglie perciò di trasferire al massimo 3 embrioni, riducendoli a 2 se la donna è molto giovane o se la qualità degli embrioni è molto buona (dunque se sono maggiori le probabilità di una gravidanza) e aumentandoli a 4 se la donna non è giovane, se gli embrioni non sono di buona qualità, se ci sono già stati precedenti fallimenti di FIVET ecc. (cioè se le probabilità di una gravidanza sono basse). Alcuni centri non trasferiscono mai più di 2 embrioni, a prescindere da ogni altra considerazione. Viceversa i centri cattolici trasferiscono tutti gli embrioni prodotti, qualunque sia il loro numero, perché sono contrari per motivi etici al congelamento.
Il transfer è una procedura semplice e quasi sempre totalmente indolore, simile a una IUI: gli embrioni vengono aspirati, insieme a una piccola quantità di liquido di coltura, in un sottile catetere, che viene inserito nel canale cervicale fino ad arrivare nell'utero, dove gli embrioni vengono depositati sull'endometrio.
La foto qui accanto è l'immagine ecografica di un transfer: la linea gialla tratteggiata evidenzia il catetere che contiene gli embrioni, la linea verde delimita la cavità uterina, la linea rossa delimita il collo dell'utero e quella blu l'intero utero.
Se la donna non ha mai fatto prima della FIVET inseminazioni o altre procedure che comportano inserire un catetere nel collo dell'utero, di solito all'inizio della FIVET si fa un transfer di prova per verificare che non ci siano problemi nel passaggio del catetere.
E' importante che il transfer avvenga nel modo più rapido e dolce possibile: gli embrioni non devono soffrire sbalzi di temperatura e non devono rimanere esposti a lungo alla luce; inoltre il transfer deve avvenire senza traumi per l'endometrio e senza perdite di sangue (anche se talvolta può esserci qualche piccola perdita dovuta alla rottura di capillari del collo dell'utero).
Dopo il transfer la donna rimane stesa per almeno un'ora e successivamente viene dimessa con la raccomandazione di stare a riposo per il resto della giornata e/o nei giorni seguenti. Sulla necessità del riposo (parziale o assoluto) dopo i transfer esistono opinioni discordanti.
Dopo transfer.
Si discute molto su quale sia il comportamento e la terapia da seguire nei giorni dopo il transfer: bisogna osservare particolari regole di vita o si può fare una vita normale? E bisogna assumere dei farmaci per aiutare l'impianto degli embrioni?
Riguardo alla regole di vita generali ci sono opinioni molto diverse: alcuni medici consigliano di passare immobili a letto i primi giorni dopo il transfer e, nei giorni successivi, di evitare quasi qualunque attività; altri invece sostengono che il riposo o addirittura l'immobilità assoluta non aumentano minimamente le probabilità di una gravidanza e che si tratta di precauzioni del tutto inutili.
Gli argomenti a sostegno dell'una o dell'altra ipotesi sono più di buon senso che scientifici. Da un lato si sostiene che è meglio esagerare in prudenza ed evitare qualunque comportamento che possa anche solo lontanamente influire in negativo sull'esito della terapia; dall'altro si sostiene che nei concepimenti naturali nessuna donna sta a riposo dopo la fecondazione e che dunque non si vede perché dovrebbero farlo le donne sottoposte a FIVET.
Nel dubbio – e in assenza di dati sicuri a sostegno dell'una o dell'altra ipotesi – ci sembra che la regola generale da seguire sia questa: non fate nulla di cui vi potreste rimproverare se il test di gravidanza venisse negativo, ovvero comportatevi nel modo che vi fa stare più tranquille rispetto all'esito della FIVET. Se il vostro ginecologo vi consiglia riposo assoluto e seguire il suo consiglio vi fa sentire più serene, passate pure a letto tutta la fase post-transfer (in fondo ve lo meritate!); se invece la sola idea di un'immobilità assoluta vi rende isteriche e siete convinte che non serva a nulla, continuare a fare la solita vita adottando alcune precauzioni di massima.
Ecco alcune cose che di solito i ginecologi consigliano di evitare dopo il transfer:
- (1) evitare di avere rapporti sessuali e orgasmi
- (2) evitare di sollevare pesi
- (3) evitare attività faticose e lavori pesanti, incluse le pulizie domestiche
- (4) evitare attività che comportano salti e vibrazioni (aerobica, automobile)
- (5) evitare di esporsi al calore (saune, bagni caldi, esposizione al sole)
- (6) evitare fumo, caffeina, alcol e droghe
Tenete conto inoltre che l’impianto non avviene subito dopo il transfer ma nei giorni successivi: sia nella fecondazione naturale che nella FIVET l'embrione inizia a impiantarsi nell'endometrio solo a partire dal 5°-6° giorno dopo la fecondazione, con un processo complesso e che non è istantaneo ma dura vari giorni. Dunque non ha molto senso stare a letto il giorno dopo il transfer e poi ricominciare la vita di sempre!
Anche per quanto riguarda le terapie di sostegno non c'è un'opinione condivisa da tutti i medici: alcuni ritengono che sia inutile somministrare farmaci e che il motivo delle terapie post-transfer sia più di ordine psicologico (dare alla paziente la sensazione che si è fatto di tutto per il buon esito della FIVET) che di ordine clinico.
Tuttavia, per un motivo o per l'altro, quasi tutti i medici prescrivono nella fase post-transfer alcuni farmaci che dovrebbero aumentare le probabilità di impianto degli embrioni. Il farmaco più spesso prescritto è il progesterone, in forma intramuscolare o vaginale In alternativa al progesterone può essere prescritta l'HCG, cioè lo stesso farmaco che si usa alla fine della stimolazione per far maturare gli ovociti). A volte al progesterone e all'HCG si associano farmaci a base di estrogeni e, soprattutto nei casi in cui c'è un problema immunitario, anticoagulanti (aspirina o eparina) e cortisone.
Qualunque farmaco prescritto deve essere continuato fino al momento del test di gravidanza ed eventualmente oltre, se il test sarà positivo.



